WTR – "IL LAVORO CHE RICONNETTE"

viaggio nell'ecologia profonda secondo Joanna Macy

Il Consiglio di tutti gli esseri

SCOPO
Il “Consiglio di tutti gli esseri” è un rito collettivo in cui i partecipanti sono chiamati a togliersi la loro identità umana e a parlare a nome di un’altra forma di vita. Una struttura semplice di espressione spontanea, che si propone di accrescere la consapevolezza della nostra interdipendenza nel corpo vivente della Terra, e per rafforzare il nostro impegno per difenderla. Il rituale serve per aiutarci a riconoscere e dare voce alla sofferenza del nostro mondo. Serve anche, in egual misura, per aiutarci a sperimentare la bellezza e la potenza della nostra interconnessione con tutta la vita.
STORIA
Nasce in Australia all’inizio del 1985, quando Joanna stava facendo un tour portando le pratiche di gruppo per sostenere gli attivisti sociali e ambientali. Un giorno, dopo un fine settimana, John Seed, fondatore del Rainforest Information Center, l’ha portata ad una delle ultime vestigia di foreste primordiali sul continente, salvate dalle compagnie del legname tramite azioni di boicottaggio da parte di John e di altri manifestanti locali.  John ha quindi espresso il desiderio che il workshop includesse un’ esperienza di gruppo di ecologia profonda in modo da sfidare direttamente l’antropocentrismo della società industriale.

Così quel giorno nacque il  “Consiglio di tutti gli esseri”.

Un anno dopo, con il passaparola – e attraverso i viaggi di Joanna e John – il “Concilio di tutti gli esseri” si era diffuso in Nord America, Europa occidentale e Giappone. Dal Grand Canyon alle rive del Reno, in boschi di sequoie e in aule e in scantinati di chiese, la gente si raccoglieva per lasciare la propria identità come esseri umani e dare voce alla situazione della Terra. Parlavano come balene e lupi – come il vento, pioppi e paludi e qualsiasi altra entità non umana si sono sentiti chiamati a rappresentare.

Articoli sul rituale sono apparsi in una serie di pubblicazioni, e nel 1988 in un libro scritto da entrambi, insieme ad Arne Naess e Pat Fleming (Pensare come una montagna: Verso un Consiglio di tutti gli esseri) illustrano la pratica più diffusa, soprattutto tra gli attivisti, gruppi religiosi, ed educatori ambientali. Queste pubblicazioni hanno aiutato le persone di culture e percorsi di vita diverse a facilitare i Consigli in modo coerente.

DESCRIZIONE

Il “Consiglio di tutti gli esseri” si basa su alcuni concetti fondamentali:

Il Lutto
L’interdipendenza di tutta la vita rimane solo un concetto mentale, senza potere di influenzare i nostri atteggiamenti e comportamenti, a meno che non assuma connotazioni emotive. Abbiamo bisogno di sentire, e la nostra capacità di sentire è repressa quando il dolore nei confronti di quello che sta succedendo nel mondo viene bloccato. Inoltre, se si procede a prendere parte al Consiglio, parlando a nome di altre forme di vita, senza prima riconoscere il nostro dolore per quello che gli altri esseri soffrono per mano umana, si rischia di essere superficiali, anche presuntuosi.

Qui usiamo “lutto” come termine generico per l’espressione del dolore morale per ciò che gli esseri umani stanno infliggendo al mondo naturale. Questo dolore per il mondo include non solo il dolore, ma la paura, la rabbia e anche la disperazione. Dato che queste emozioni non sono incoraggiate nella società convenzionale, in quanto rivelano la verità della nostra interconnessione con tutta la vita, le dobbiamo prima liberare.

Per elaborare il lutto, una varietà di forme si sono evolute, in cui le persone si sentono sicure e libere di esprimere e rilasciare il loro dolore per il mondo. I metodi possono essere quelli più semplici: la recitazione dei nomi delle specie minacciate a ritmo di tamburo. O la piramide del lutto, dove le persone riunite in cerchio si muovono verso il centro, uno per uno, e posano una pietra. Ogni pietra rappresenta una perdita che si è verificato o si sta verificando: una fattoria di famiglia sostituita da un centro commerciale, un fiume inquinato ecc. …

Ricollegandoci con la nostra capacità di prenderci cura, rituali che esprimono le perdite causate dalla nostra cultura industriale possono servire come antidoto alla dilagante paralisi psichica indotta da questa cultura. Servono anche a risvegliarci alla interconnessione di tutte le forme di vita, alla nostra ecologia profonda – un principio esplicativo, sia per il dolore che proviamo per conto del mondo naturale, e per il senso di appartenenza che nasce quando smettiamo di reprimere quel dolore.

Ricordare
Le nostre connessioni con altre forme di vita si basano non solo su legami emotivi con luoghi e esseri che abbiamo amato. Sono anche organici, derivanti da una storia evolutiva condivisa, integrati nei nostri corpi. Ogni atomo in ogni molecola del nostro essere risale all’inizio della vita, e appartiene a forme molto più antiche e variegate di vita. La forma umana che oggi rivestiamo è solo l’ultimo e breve capitolo di un lungo percorso evolutivo. Ricordando coscientemente proprio questa affinità antica in modo che, quando arriva il momento di parlare per altre forme di vita, possiamo farlo con un maggior senso di naturalezza e genuinità.

Come una fase preparatoria al “Consiglio di tutti gli esseri”, per ricordare la nostra storia evolutiva, si usa per esempio la Meditazione Gaia.

Queste attività esperienziali non si basano solo sulle parole, ma suono e movimento ci aiutano a “ricordare”. Un battito cardiaco simulato da un tamburo, che evoca i ritmi della vita, come pompa per il nostro sangue, respira attraverso i polmoni, può portarci indietro nel tempo, aiutandoci a immaginare e ricordare le avventure dei nostri quattro miliardi e mezzo di anni. Il nostro viaggio evolutivo può essere esplorato attraverso il movimento del corpo:  Curiosare, strisciare, guizzare, spingersi verso l’alto, per sentire nel corpo le nostre vite di pesci, anfibi e rettili – le fasi della vita ancora integrate nel nostro sistema neurologico.

Mentre la memoria migliora, i concetti di evoluzione e ecologia sono interiorizzati e sostituiscono le obsolete strutture antropocentriche della nostra mente, vi è una identificazione con tutta la vita. Segue poi la realizzazione che la distinzione tra ‘vita’ e ‘senza vita’ è un costrutto umano. Ogni atomo di questo corpo esisteva prima che la vita organica è emersa. Ricordate la nostra infanzia come i minerali, come lava, come rocce?
L’estensione del tempo evocato dal ricordo ci ricorda che la società della crescita industriale è un episodio temporaneo – e che per andare al di là adesso, siamo in grado di attingere a un patrimonio più profondamente radicato. Emergono rispetto e gratitudine per la capacità dei nostri antenati di affrontare avversità atmosferiche e rispondere collettivamente e creativamente alle sfide enormi. Il processo ci aiuta a credere che queste capacità non ci hanno abbandonato, e di attingere da loro adesso in questo momento di crisi per la vita sulla Terra.

Parlare a nome di altre forme di vita 

Questo è il “Consiglio di tutti gli esseri” in senso stretto, e viene rafforzata, quando il tempo lo permette, dalle pratiche di preparazione di cui sopra.

Gli esseri che convivono con noi nella rete della vita sono profondamente influenzati dalle nostre azioni, ma non possono ascoltare le nostre deliberazioni umane e politiche, non hanno voce per chiamarci a renderne conto. Il “Consiglio di tutti gli esseri” dà loro voce – e può cambiare il nostro modo di vedere e pensare.

I partecipanti iniziano lasciandosi scelto da un’altra forma di vita, sia essa animale, vegetale o funzionalità naturali come paludi o deserto. Usiamo il verbo passivo, essere scelto, al fine di incoraggiare le persone ad andare con la prima cosa che si verifica intuitivamente in loro, piuttosto che selezionare un oggetto di studio precedenti. In questo modo le nostre menti sono più ricettive e umili, più aperte alla sorpresa. Quando l’evento si svolge in luoghi aperti, possiamo semplicemente vagare nella natura in attesa di farci scegliere.  In luoghi chiusi, bastano alcuni momenti di tranquillità per aprirci alla presenza immaginaria di un’altra forma di vita. Poi ci vorrà tempo per vedere questa forma di vita con gli occhi della nostra mente, dotarla di pienezza di attenzione, immaginando i suoi ritmi e piaceri ed esigenze. Rispettosamente, in silenzio, chiediamo il suo permesso di parlare per essa nel “Consiglio di tutti gli esseri”.

Se il tempo lo permette e ci sono i necessari materiali a disposizione, facciamo maschere semplici, che lavoriamo insieme in silenzio con carta e colori, rami e foglie. Poi, ci riuniamo brevemente in piccoli gruppi, si pratica assumendo l’identità della nostra forma di vita scelta. Questo ci aiuta a lasciar andare la nostra coscienza di sé come esseri umani, e diventiamo più a nostro agio nell’immaginare una prospettiva molto diversa della vita.

Poi, con una certa formalità, i partecipanti si riuniscono in un cerchio e il “Consiglio di tutti gli esseri” ha inizio. Per creare un senso di spazio sacro, si usano preghiere e invocazioni non parlate. Pratiche ispirate dai Nativi americani, come le fumigazioni con salvia o cedro, e evocando la benedizione delle quattro direzioni, sono spesso utilizzati qui con buoni risultati. Anche quando parla il facilitatore  si presenta naturalmente come la forma di vita, e inizia il rito invitando gli esseri di identificarsi a sua volta,  in una sorta di appello: “Lupo è qui, parlo per tutti i lupi .” ” Sono Oca Selvatica, parlo per tutti gli uccelli migratori.”

Dopo che tutti sono stati accolti, il facilitatore ringrazia per essere venuti, e, con una certa solennità, imposta il tema per le nostre deliberazioni: “Abbiamo convocato questo consiglio, perché il nostro pianeta è in difficoltà.  Le nostre vite e le nostre vie antiche sono in pericolo. E’ quindi giusto conferire insieme, perché ci sono molte cose da dire e tanto da essere ascoltato.”

Il consiglio si svolge in tre fasi successive. In primo luogo, gli esseri, uno alla volta, raccontando i cambiamenti e le difficoltà che stanno vivendo in questi tempi presenti.

“Il guscio delle mie uova sono così sottili e fragili ora, si rompono prima che i miei piccoli sono pronti a schiudersi.”
“Sono strettamente affollato in un luogo buio, lontano da erba e con i piedi nella mia merda. I miei vitelli sono allontanati da me, e invece le macchine fredde sono fissate alle mie mammelle. Chiamo i miei piccoli. Dove sono andati ? Cosa è successo a loro ?”
“Come lichene, mi avvolgo intorno alla roccia nel terreno e ho lavorato sin dal ritiro dei ghiacciai, vedendo come altre forme di vita venivano e andavano, ho pensato che niente avrebbe potuto fermare il mio lavoro;… Ma ora sono avvelenato dalle piogge acide”
La seconda fase del Consiglio inizia dopo che la maggior parte degli esseri ha parlato, e il facilitatore invita l’essere umano verso il centro. Poiché è chiaro che una specie giovane, non è alla radice di tutti questi problemi, i suoi rappresentanti dovrebbero essere presenti per ascoltare queste testimonianze. Così, pochi alla volta, gli esseri mettono da parte le maschere e ritornano alle sembianze di esseri umani, nel mezzo del cerchio. Le altre forme di vita ora parlano a loro direttamente.

“Per milioni di anni abbiamo allevato la nostra prole, supportati da esperienza e saggezza. Ora i nostri giorni sono contati a causa di quello che state facendo. Fermatevi per una volta, e ascoltateci.”
“Vedete la mia mano di opossum, esseri umani? Assomiglia alle vostre. Dalla sua impronta sul terreno soffice si può dire dove sono passato. Quali orme sulla Terra lascerete dietro di voi ?”
“Gli esseri umani! Sono la montagna che vi parla. Per millenni i vostri antenati hanno venerato i miei luoghi santi. Ora mi si scava dentro per estrarre i minerali dalle mie vene. Disboscate le mie foreste, che riduce la mia capacità di trattenere l’acqua e rilasciarla lentamente. Vedete i fiumi infangati ? Vedete le inondazioni? Distruggendo me distruggete voi stessi.”

La prima volta che Joanna Macy si è seduta al centro, un essere umano in presenza di altre forme di vita, racconta di essersi sentita nuda. Voleva protestare. “Sono diversa dai dirigenti minerari, dagli amministratori delegati di multinazionali e dai consumatori assuefatti dallo shopping,” che voleva dire. “Io sono una persona premurosa, medito e riciclo, e insegno ecologia profonda.”

“Ma siccome non mi era permesso di parlare, queste parole cominciarono a evaporare nella mia mente. Li ho visti essenzialmente come irrilevanti. L’ecologia profonda che mi aveva tanto attratto con la sua affermazione della nostra interconnessione con altre specie ora mi ha costretto a riconoscere il mio radicamento nella mia. Malgrado fossi legata all’oca selvatica e al lichene, ero molto più legata agli speculatori di investimento e agli acquirenti compulsivi. Responsabilità condivise che andavano oltre eventuali immunità morali.”

“Poi, come gli altri hanno fatto, mi sono spostata di nuovo verso la periferia, per vedere e parlare da quel contesto più ampio. Da qui ho potuto vedere più chiaramente prima l’isolamento in cui gli esseri umani immaginano se stessi di esistere, e la paura e l’avidità che li può cogliere.”

Nella terza fase il Consiglio, la altre forme di vita offrono i loro doni agli umani. Riconoscendo come il genere umano sia diventato dipendente e come questa specie così giovane si sia ingabbiata in questa crisi che ha creato. Il facilitatore del rituale potrebbe dire in questa fase:  “Molti degli esseri umani ora si rendono conto della distruzione che stanno causando. Si sentono sopraffatti e impotenti di fronte alle forze che hanno scatenato. Eppure il nostro destino è nelle loro mani. Quali punti di forza possiamo condividere con loro, quali poteri li possiamo dare?” Con questo invito, gli esseri in Consiglio iniziano spontaneamente ad offrire le proprie qualità e capacità particolari.

“Io, lichene, lavoro lentamente, molto lentamente – Il tempo è il mio amico. Questo è quello che ti do, o essere umano:… Pazienza e perseveranza”
“Io, Condor, vi do la mia vista acuta e lungimirante. Usa questo potere per guardare avanti oltre la vostra distrazione quotidiana, per vedere ciò che si affaccia all’orizzonte.”
Uno dopo l’altro gli esseri offrono i loro poteri particolari agli esseri umani al centro. Dopo aver parlato, ognuno lascia la sua maschera nel cerchio esterno e si unisce agli esseri umani al centro, ricevendo i regali ancora da dare.

“Come Montagna, offro a voi umani la mia solidità e la mia pace profonda. Vieni da me per riposare, per sognare. Senza sogni si perde la visione e la speranza. Vieni, anche, per la mia forza e fermezza, ogni volta che ne avrai bisogno.”
“Come foglie, vorrei che voi umani foste liberi dalla paura della morte. La mia caduta, la mia decomposizione permette la nuova vita e crescita. Se tu avessi meno paura della morte, saresti più pronto a vivere”.

Questi doni risiedono già nello spirito umano, come i semi all’interno della psiche, altrimenti non potevano essere pronunciate. Nominandoli si produce un senso di completezza. Quando tutti i doni sono stati offerti, il “Consiglio di tutti gli esseri” è formalmente concluso. Spesso dopo c’è un momento di canto, percussioni e ballo – rilasciando l’energia accumulata dopo il lungo e attento ascolto. A volte invece il gruppo si ritrova nella quiete, nel silenzio, assorbendo ciò che è stato appreso o scrivendo nel proprio diario.

Si ringraziano quindi le forme di vita, che hanno parlato attraverso di noi, e si decide insieme cosa fare delle maschere. Le maschere possono essere formalmente bruciate, o appese a un albero o alla parete, o portate a casa con noi, come promemoria simbolico del rituale. A volte, al termine di un Consiglio, volendo rimanere identificati con le altre forme di vita, ci si mette su delle maschere umane, per meglio lavorare per loro nel momento che si rientra nel mondo degli esseri a due gambe.


One response to “Il Consiglio di tutti gli esseri

  1. Laura ha detto:

    Grazie a tutti voi che avete avuto il coraggio e l’umiltà di stare dentro a un universo immenso, a sentire il suo dolore e ad iniziare a scioglierlo, per tutti noi, viventi sulla Terra

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